26/06/2018
Montecitorio, Sala della Regina

Partecipazione alla terza edizione dell’Italian Internet Day, promosso da Agi Agenzia Italia, e alla presentazione della ricerca Agi/Censis ‘Opportunità, paure, diritti: il nuovo rapporto tra internet e gli italiani’

Buongiorno a tutti e a tutte.

Saluto il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, i rappresentanti del Governo, le Autorità e i colleghi deputati presenti e gli organizzatori dell'iniziativa di questa mattina.

Sono molto contento che anche quest'anno la Camera ospiti la presentazione del Rapporto Agi-Censis, giunto oramai alla sua quarta edizione, in occasione dell'Internet Day.

Si tratta infatti di una significativa occasione per discutere in modo approfondito e non rituale di una serie di questioni che attengono all'uso che gli italiani fanno di internet e alla consapevolezza delle opportunità che l'esperienza in rete può comportare.

Ed è molto importante che questa discussione - che coinvolge oggi rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo, degli operatori del web, della ricerca - avvenga in Parlamento. Un Parlamento che deve essere sempre più luogo di approfondimento e confronto costante sulle grandi questioni della nostra epoca; un'istituzione culturale capace di progettare strategie e interventi, normativi e non normativi, in una prospettiva di lungo periodo.

L'uso di internet rientra a pieno titolo tra questi temi prioritari considerando la presenza pervasiva della rete nella nostra esistenza quotidiana, la sua incidenza sui rapporti interpersonali, sul funzionamento stesso della nostra vita democratica e sull'intero sistema economico e sociale.

Il titolo del Rapporto di quest'anno - "L'insostenibile leggerezza dell'essere digitale nella società della conversazione" - e la sua articolazione interna rendono molto efficacemente la complessità e la delicatezza dei temi trattati: la frequenza di utilizzo dei servizi digitali, i rischi che si corrono in rete e i relativi meccanismi di protezione, l'attenzione dei naviganti per la riservatezza e in generale per il trattamento dei dati che mettono a disposizione dei fornitori di servizi, i casi di dipendenza e pseudo-dipendenza da internet.

Non voglio naturalmente descrivere i risultati del Rapporto. Mi sembra tuttavia opportuno svolgere qualche riflessione sula principale conclusione che emerge dalla sua lettura: la "cittadinanza digitale" - vale a dire l'uso diffuso, consapevole e responsabile della rete - è ancora parziale e provvisoria, perché l'utente di internet si comporta spesso in rete come se il suo profilo digitale fosse disgiunto da quello reale.

Il rapporto suggerisce che tutte le istituzioni competenti e gli altri attori coinvolti in questi processi si adoperino per la promozione di percorsi di "educazione civica" che rendano tutti consapevoli di come la cittadinanza digitale contempli diritti e doveri esattamente come la cittadinanza reale. La vera sfida è integrare il concetto di cittadinanza, rendendolo organico e favorendo tutte le opportunità che ciò comporta.

Come Presidente della Camera avverto con forza questa chiamata alla costruzione di una cittadinanza più attiva e consapevole nella rete. La rete è infatti uno straordinario e prezioso spazio di libertà di espressione, di partecipazione, interazione, condivisione, conoscenza. Esistono innumerevoli opportunità che possono essere colte, così come innovazioni che possono contribuire a migliorare la vita della comunità grazie alla rete.

Occorre che tutti siano consapevoli delle possibilità che questa libertà offre e dei limiti che, al tempo stesso, essa può incontrare, soprattutto per assicurare il rispetto dei propri diritti e di quelli delle altre persone.

Riconosco il ritardo con il quale il Parlamento si è accostato ai temi digitali e, per questa ragione, nel mio discorso di insediamento e in altri interventi successivi, ho sottolineato la necessità di sfruttare pienamente le potenzialità della rete per promuovere la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.

Al tempo stesso, voglio ricordare che nella scorsa legislatura sono stati fatti alcuni primi passi per colmare questo ritardo.

Anzitutto, una apposita Commissione di studio, istituita e presieduta dalla Presidente della Camera, composta da un deputato per gruppo e da esperti, coordinati dal compianto professor Stefano Rodotà, ha predisposto una 'Dichiarazione sui diritti e doveri in Internet'.

La Dichiarazione è stata poi avallata da una mozione, approvata all'unanimità dall'Assemblea della Camera, che ha impegnato il Governo a mettere in opera alcune iniziative in materia a livello nazionale e internazionale.

Ricordo, in particolare, che l'articolo 3 della Dichiarazione è dedicato proprio alla conoscenza e all'educazione in rete, e richiama il ruolo centrale delle istituzioni pubbliche nell'affermazione e promozione di tale diritto, in particolare attraverso il sistema dell'istruzione e della formazione.

Una ulteriore commissione di studio, composta in modo analogo alla prima, è stata invece dedicata ai temi dei fenomeni di odio, intolleranza e razzismo. Ha approvato all'unanimità, nel luglio 2017, dopo oltre 40 audizioni svolte, una relazione finale che esamina in dettaglio, tra gli altri, il fenomeno dell'odio on line - il c.d. hate speech - e formula raccomandazioni specifiche a tutti gli attori istituzionali e non perché facciano la loro parte.

Ricordo, infine, che il Parlamento ha approvato una legge contro il cyberbullismo che punta soprattutto sull'educazione dei più giovani a un uso responsabile di internet e quindi si fonda sulla prevenzione piuttosto che sulla repressione.

Sicuramente - lo ribadisco - si possono valutare, con la cautela e l'approfondimento necessari, ulteriori interventi, anche legislativi, che possano promuovere un uso più corretto della rete. E' quanto ad esempio è stato fatto in Germania con l'approvazione lo scorso anno di una apposita legge che prevede alcuni obblighi a carico del fornitore di servizi nelle reti sociali, in particolare per rimuovere e bloccare i contenuti illegali.

Sono tuttavia convinto che per costruire una effettiva cittadinanza digitale occorra fare un lavoro essenzialmente di tipo educativo e culturale.

Un lavoro che postula un ruolo più attivo non soltanto delle Istituzioni rappresentative e della politica, ma anche e soprattutto della scuola, dell'università e dei media, sia tradizionali sia on line. Ricordando che siamo davanti a una responsabilità che è sempre culturale e sociale. Troppo facile è dire "è colpa di internet", serve approntare ragionamenti maturi sui percorsi su cui si muove tutta la nostra società.

Abbiamo davanti delle opportunità cui far fronte con lungimiranza.

Le tecnologie digitali e la rete sono strumenti utili per consentire il lancio di esperienze di democrazia partecipativa, che è centrale per riavvicinare le persone alle istituzioni e avvicinarle per la prima volta a nuovi percorsi di partecipazione. Penso ai nativi digitali che continuano a vedere la politica come qualcosa di distante. La rete può far capire a tutti che la politica è vicina: agevolando la condivisione di idee, progetti e processi decisionali. Quando parliamo dei rischi del web, che certamente ci sono, ricordiamoci allo stesso tempo delle opportunità enormi cui andiamo incontro. Facciamolo con entusiasmo, responsabilità e capacità di guardare al futuro.

Ritengo, infine, che questa capacità di saper guardare al futuro sia molto importante

Le società cambiano quando cambiano due modelli fondamentali: quello della comunicazione e quello dell'approvvigionamento energetico. Noi siamo in questo periodo: è cambiato il modello comunicativo e sta cambiando il modello energetico. Sono due cambi epocali che fanno fare un salto alle nostre società. Siamo una società di transizione e stiamo andando verso una nuova epoca. Si tratta di processi che dobbiamo riuscire a gestire e non a subire e in tal senso il ruolo del Parlamento come istituzione pensante e culturale, capace di guardare al futuro, è molto importante proprio per cogliere e offrire opportunità.

Vi ringrazio per l'attenzione.