27/06/2020
Bologna

Partecipazione alle iniziative per la commemorazione del 40° Anniversario della Strage di Ustica

Buongiorno a tutti,

la Strage di Ustica è una ferita immensa per tutti noi e per il nostro Paese. Ustica, come sempre ho ricordato, deve essere pienamente una questione di Stato, e tutto lo Stato deve sentire forte il senso profondo di questa ferita. Noi siamo un Paese grande, una Repubblica forte, ma su queste vicende dobbiamo fare tutti molto di più. Uno dei motivi per cui io mi sono avvicinato alla politica è stato senza dubbio il fatto di non considerare accettabile che una parte dello Stato depistasse, una parte dello Stato insabbiasse, una parte dello Stato fosse contro quei cittadini che chiedevano verità e giustizia.

Ho sempre pensato che questo fosse uno Stato che non mi rappresentava.

E oggi che sono ai vertici di quello Stato, la prima cosa che mi è sembrata più chiara, plausibile e coerente con quello che sono e con la mia storia, è stata proprio quella di cercare di dare impulso, un nuovo impulso, affinché la Camera dei deputati procedesse con la desecretazione e la pubblicazione dei documenti formati o acquisiti dalle Commissioni parlamentari di inchiesta.

Per questa ragione in questi due anni - con il sostegno dell'Ufficio di Presidenza - abbiamo avviato numerose procedure di interpello, chiedendo alle autorità competenti se ci fossero le condizioni per declassificare alcuni atti. Sono arrivate nella quasi totalità dei casi risposte positive, che hanno consentito la digitalizzazione e la pubblicazione dei relativi atti. Grazie a questo sforzo, siamo riusciti a creare sul sito della Camera dei deputati un portale unico per le commissioni d'inchiesta, dove tutti i documenti desecretati e altri documenti liberi digitalizzati sono stati resi accessibili a tutti i cittadini.

Voglio oggi ribadire che la Camera e io andremo avanti su questa linea, lo abbiamo deciso all'unanimità nell'Ufficio di Presidenza, e credo di poter assicurare che a breve anche il Senato della Repubblica farà dei grandi passi in avanti nella stessa direzione. E confido che anche il Governo - con cui ho avuto proprio due giorni fa un'interlocuzione approfondita su queste vicende - procederà: si è impegnato a farlo.

E quindi dobbiamo - nelle sedi istituzionali competenti - coordinarci affinché tutti i documenti che servono a definire una verità giudiziaria ancora più profonda di quella raggiunta sinora, nonché per addivenire a una verità storica, emergano in modo da avere un quadro ancora più chiaro.

In questa prospettiva, quando ho incontrato a Parigi per la prima volta il presidente dell'Assemblea nazionale Ferrand, uno dei primi punti che ho voluto trattare è stato proprio quello relativo alla verità su Ustica. Noi chiediamo che ci sia - da parte di tutti i Paesi coinvolti -non una risposta formale alle rogatorie internazionali, ma una risposta sostanziale.

Ci è stato detto infatti che alle rogatorie c'è stata già risposta; ma queste risposte non hanno portato a niente, mentre sappiamo che c'è molto più da dire. Ritengo pertanto necessario un lavoro diplomatico molto più forte, un lavoro diplomatico incessante, per chiedere in particolare a Stati Uniti e Francia chiarimenti e risposte.

D'altro lato, ci sono pezzi del nostro Stato che conoscono perfettamente la vicenda e pezzi del nostro Stato che hanno depistato. Chiedo se non sia arrivato il momento da parte di chi sa, anche all'interno dei nostri Servizi (anche militari) dell'epoca, di parlare, di dire tutta la verità.

Io non posso accettare - come non lo accettano i familiari delle vittime - da rappresentante dello Stato italiano, che un aereo sia partito da Bologna diretto a Palermo, con a bordo 81 persone - qualcuno partito forse per fare delle vacanze - e si sia trovato coinvolto nei nostri cieli in una vera e propria guerra di cui non eravamo a conoscenza.

Non ne era a conoscenza il DC9 che si alza in volo, pensando di fare normalmente la sua tratta, e viene abbattuto. E dopo ci è stato raccontato addirittura che quell'aereo ha ceduto strutturalmente. Se non fosse stato per l'incessante richiesta di verità e di giustizia, per il non arrendersi dei familiari delle vittime, forse oggi non saremmo qui a raccontarci la storia vera, conosceremmo un'altra storia, e sarebbe stato grave perché uno Stato che non riesce a fare verità su se stesso, non è uno Stato che riesce a essere democratico davvero.

E se noi non risolviamo i problemi interni con tutte queste verità mancate, con i depistaggi che ci sono stati negli ultimi quarant'anni, noi non riusciremo mai a essere un Paese in grado di guardare fino in fondo al suo futuro.

È vero che noi delle lotte le abbiamo vinte, lotte difficili. La nostra Repubblica è stata forte, è stata grande, come dimostra il fatto che oggi possiamo essere eletti liberamente nei Consigli comunali, nelle Regioni, nella Camera dei deputati, nel Parlamento.

Però se noi non risolviamo delle vicende così dolorose, così impossibili e a volte indicibili anche solo da pensare, noi non riusciremo ad andare avanti fino in fondo, perché il futuro lo puoi costruire solo se raggiungi la verità sulla tua storia, solo se fai verità su te stesso.

Ed è questo che deve fare uno Stato democratico e oggi deve avere il coraggio di farlo, perché dopo quarant'anni non c'è ragion di Stato che tenga.

Noi vogliamo sapere chi ha premuto quel pulsante e ha sganciato quei missili, vogliamo sapere quali caccia erano vicino al DC9. Perché erano lì, e vogliamo sapere tutto quello che c'è da sapere.

Per restituire dignità alle vittime, ai familiari delle vittime, e dignità allo Stato. Quindi da parte mia io vi assicuro, come sempre, tutto l'impegno massimo e incessante ogni giorno in cui sarò presidente della Camera, finché non avremo raggiunto tutti i risultati che ci siamo prefissi, e credo che ce ne saranno di molto buoni da qui a breve.

Davvero ringrazio la Presidente Daria Bonfietti, e ringrazio tutti i familiari delle vittime per quello che hanno fatto. E ringrazio i giornalisti che in questi tanti decenni ci hanno restituito con le indagini dei pezzi di verità che poi sta diventando anche una verità storica.

Chiudo dicendo che non voglio più uno Stato in cui la verità si trova e si cerca tramite i familiari delle vittime e tramite i giornalisti, in cui c'è una parte dello Stato che va contro. Io voglio che uno Stato affermi sempre la propria verità anche quando c'è uno sbaglio profondo, e non c'è ragion di Stato che tenga. Quindi insieme continuiamo questa lotta, che non appartiene a una parte ma è una lotta che appartiene alla Repubblica italiana tutta.

Vi ringrazio.